“Alcune volte associazioni di idee fanno tornare alla mente i ricordi più lontani; così è accaduto a me, facendo nascere questo ricordo di Foresta Burgos, il luogo magico della mia infanzia. Mi ricordo la mia casa al primo piano, le cui finestre si affacciavano su una distesa coperta di verde, o di tanta neve, che noi bambini guardavamo cadere a grossi fiocchi dai vetri. Quando non nevicava, di notte gelava, il gelo copriva i prati e gli alberi. Ma il ricordo si allarga al bellissimo filare di acacie davanti a Palazzina, dove ora è la polizia di stato. Quanti giochi, voci di bimbi sul piazzale e di mamme alle finestre. Prati sconfinati, regno delle greggi col loro belare tanto familiare, che brucavano felici; gli agnellini saltando appresso alle madri col loro belato diverso, più tenero. I cavalli, non bradi, cavalli di razza per l’esercito. Uno solo, Medoro, lo stallone, era temuto da noi bambini, che ne stavamo alla larga. C’era poi un altro bellissimo esemplare, Spartivento, montato in modo egregio dagli abilissimi cavallerizzi di Foresta.

Ricordo, perché no, le galline, che di giorno razzolavano libere, le oche, i tacchini tronfi con la loro “ruota” superba; tante farfalle che svolazzavano inseguite da noi bambini senza retino, a mani nude. L’Asilo, grande e bello, con le siepi di rose nel cortile; la piccola scuola, col viale d’ingresso ombreggiato dai pini; la latteria, dove le provolette fresche stavano appese, con le treccine e gli uccellini da donare a noi bambini, non a tutti e non sempre… E campi di erba medica, e di grano, per passarci in mezzo senza divieti, e mangiare i dolci chicchi delle spighe ancora verdi. La chiesetta romanico-pisana, uno scrigno di bellezza, coi lampadari in ferro battuto, le care statue di Gesù, di Maria e dei Santi, amate da grandi e piccoli. Il primo banco rivestito di damasco rosso, per le signore degli ufficiali.

Faceva freddo d’inverno, ma un grande camino ci accoglieva e ci riscaldava, stanchi e felici dei giochi all’aperto, sempre, anche d’inverno, anche con la neve; non si chiudeva la scuola per la neve: ci era familiare e la vita scorreva ugualmente, senza problemi. Solo una cosa: non c’era il mare, e io avrei voluto che un pezzo di mare lo portassero nel “triangolo”, il prato sotto casa dove si giocava. Per finire, a Foresta ti svegliavi veramente al canto del gallo! Una full immersion nei ricordi…

Un brutto giorno qualcuno, a Roma, decise che i cavalli di Foresta non servivano più. Tutte le famiglie, una dopo l’altra, dovettero trasferirsi, andar via, dire addio a Foresta fra le lacrime: ricordo quelle di mio padre. Ricordo me che, mentre l’auto mi portava via, guardavo dal vetro, per l’ultima volta, il noto paesaggio che fuggiva; non mi era sembrato mai così bello, e ripetevo: “Ciao Foresta…”. La bella favola era finita, la magia si era spezzata per sempre. La diaspora della gente di Foresta era iniziata…
Ma che succede? Sto piangendo…

Gentilissimi, vi invio la foto dei 103 anni di mia zia Annita Lodde, festeggiati a Cagliari il giorno 11 luglio 2019. Accanto a lei, oltre al sindaco, i figli Graziano, a destra, e Giacomo Ledda, a sinistra.

Annita Lodde

Mi sono permessa di inviarvi un mio ricordo dell’infanzia a Foresta, che tempo fa ho condiviso grazie a La Nuova Sardegna.

Grazie, saluti
Fanny Pitzolu