Peppe Sotgiu con Barore Sassu
Peppe Sotgiu con Barore Sassu

Peppe Sozu (Giuseppe Sotgiu all’anagrafe) nacque a Bonorva il 24 giugno 1914 e da lì iniziò il suo lungo percorso artistico. Acclamato come uno dei massimi poeti improvvisatori del tempo, per oltre mezzo secolo si esibì per i palchi della Sardegna ricevendo gli onori che spettano solo ai più grandi cantori della poesia improvvisata.

La sospensione delle manifestazioni pubbliche decretata dalla Chiesa negli anni trenta, gli impedì di esordire giovane nei palchi, cosa che fece venticinquenne la sera del 9 ottobre 1939 a Foresta Burgos, in compagnia di Andria Ninniri e Tommasu Pinna Gherrinu. Da quel momento la sua carriera andò avanti spedita e lo rese uno degli artisti più amati dalle piazze.

Forte del retroterra poetico e culturale che gli offriva il suo paese natale e delle sue qualità canore e personali, si distinse per il suo intenso atteggiamento persuasivo e per una capacità di sviscerare gli argomenti trattati che, secondo i critici, ha avuto pochi eguali nella storia della poesia improvvisata.

Peppe Sozu nel 1993
Peppe Sozu nel 1993

Scrive il professor Paolo Pillonca, massimo studioso della poesia improvvisata, in Chent’Annos (Domus de Janas, 2002), saggio sulla storia e le principali questioni riguardanti la poesia orale in lingua sarda: “Sa presentzia ‘e Peppe Sozu in-d-una piata est semper istada una seguresa pro totucantos: pro sa zente intendidora, pro chie deviat cantare cun isse e pro sos comitados”.

Una carriera ricca di soddisfazioni che lo ha visto confrontarsi con “Sos Mannos de sa Poesia”, i Grandi dell’epoca, tra cui Barore Sassu, Barore Tucone, Antonio e Gavino Piredda e Raimondo “Remundu” Piras. Con quest’ultimo Peppe Sozu fece coppia fissa per trent’anni dando vita alla “gara” per eccellenza, quella che nei paesi della Sardegna dagli anni cinquanta agli anni settanta era attesa per tutto l’anno come un importante avvenimento a cui assistere in religioso silenzio.

L’ultima gara la tenne proprio a Bonorva, il 23 giugno del 1993, un giorno prima del suo settantanovesimo compleanno, assieme ad un altro indimenticato poeta “A bolu” di Silanus: Francesco “Frantziscu” Mura. Era la festa di San Giovanni Battista, una festa molto sentita a Bonorva.

La malattia dell’amato figlio Peppino, morto qualche settimana dopo quella serata, segnò profondamente l’animo di Tziu Peppe tanto che si congedò dal pubblico che lo ha tanto amato con questa struggente ottava di esordio:

Patria amada cara/podes crere chi no so in sa màssima allegria/ma da chi custu impignu dadu aia/non podio mancare a su dovere/mancari a faghere custu mestiere/ormai mi est manchende s’energia/ti saludo ca so ancora in pista: torra a sa festa ‘e Juanne Battista”.

Colpito da una infausta malattia nel 2001 che lo costrinse ad abbandonare la sua lunga e luminosa carriera è venuto a mancare il 27 marzo 2008, all’età di 93 anni. Una morte, la sua, che lasciò un grande vuoto nell’ambiente culturale sardo.

Tuttavia, il ricordo di “Tziu Peppe” è sempre rimasto vivo nel cuore degli appassionati: una figura, quella del grande improvvisadore Bonorvese, che il suo paese natio celebrò nel novembre del 2014 con l’intitolazione – in occasione dei cent’anni dalla nascita – del “Polo Culturale” in piazza Sant’Antonio.

Nel 2018, a dieci anni dalla morte, Bonorva rese omaggio a uno dei suoi figli illustri con l’inaugurazione del museo della poesia e della cultura bonorvese, proprio nella casa del poeta.