Il musicista e scultore Mondo VercellinoIl Goceano registra una grande tradizione di accompagnatori del ballo sardo e virtuosi dell’organetto diatonico: Mondo Vercellino, su mastru ‘e sonos, scultore e fisarmonicista, nacque a Burgos nel 1933 e si stabilì in età adulta a Bono dopo aver messo su famiglia.

Era conosciuto come l’uomo che sapeva far suonare le pietre e il cuore, uno dei primi suonatori la cui fama è andata oltre i confini della sua comunità, e dopo la sua scomparsa nel 2011 a 77 anni, il suono del suo organetto continua a vivere grazie alle tante incisioni di musicassette e cd di produzione regionale.

Mondo Vercellino col suo organettoMondo col suo organetto a tracolla, è così che tutti lo ricordano affettuosamente: dal carattere spontaneo e umile, con le sue melodie allegre e originali, i suoi balli con cadenze particolari, ha saputo diffondere e far crescere negli anni il ballo sardo in più di 50 anni sui tanti palchi calcati nella sua lunga carriera in tutta la Sardegna. Un’arte la sua, affinata con il passare degli anni e svolta in contemporanea con il suo mestiere di scalpellino.

Mani d’oro che suonavano in continuazione: la mattina faceva uscire le note dalle pietre, con lo scalpello che creava forme da blocchi informi e la notte sui palchi e nelle piazze con lo scalpello dell’anima, su sonete, l’organetto diatonico a otto bassi – strumento bitonico in cui ogni tasto premuto emette due suoni a seconda della direzione del mantice, usato nelle esecuzioni dei balli tradizionali ma anche per l’accompagnamento del canto – che faceva ballare tutti quanti.

Vercellino aveva iniziato a suonare prestissimo, sin da ragazzino e da allora non si era più fermato.

Murale dedicato a Mondo Vercellino

La sua carriera è stata un susseguirsi di grandi soddisfazioni e successi: non si contano le sue collaborazioni con buona parte dei gruppi folk della Sardegna e gli incontri artistici con interpreti del calibro di Maria Carta e Maria Teresa Cau.

Aveva nel sangue quell’arte magica del far ballare che pochi hanno. Un’arte contagiosa: uno dei suoi figli – Guido, anch’egli eccellente suonatore – ha seguito le sue orme, a conferma del detto popolare “buon sangue non mente”.

Oggi in suo ricordo, nella cittadina di Bono, un murale ad opera del pittore Toni Amos ritrae l’artista in costume e con il suo organetto a tracolla, che con le dita pigia i tasti e guarda allegro il via vai delle persone che transitano su corso G. M. Angioj.

Guarda l’intervista a Mondo Vercellino su Sardegna Digital Library