Burgos (Su Burgu in sardo) è un comune di oltre 900 abitanti della provincia di Sassari, sito ai piedi dell’omonimo castello sui fianchi meridionali della catena del Gocéano (“Sa Costera” in sardo) a circa 600 metri di altezza, al confine tra la provincia di Sassari e quella di Nuoro, in un territorio ricco di attrattive naturalistiche, architettoniche e storiche.

Il paese nacque nel 1337 su iniziativa del giudice Mariano IV d’Arborea, che inviò una colonia di 24 famiglie, provenienti forse da Villanova Monteleone, e sorse ai piedi del preesistente Castello del Gocéano, costruito nel 1127-29, dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama sull’intera valle del fiume Tirso.

Se si proviene dalla ss 131, vi si accede dalle strade che vanno da Torralba e da Bonorva (SS) a Foresta Burgos-Bono; più a Sud, sempre da Bonorva ma dall’altopiano di Campeda, prendendo la strada per la foresta di Bolotana, si prosegue per Burgos. Il piccolo borgo, di origine spagnola, presenta delle caratteristiche stradine strette, in salita, case in mattoni col tetto a doppio spiovente e vicoli di aspetto medievale nel centro storico, attraverso i quali si accede alla rocca.

 

STORIA

Il territorio è occupato dall’uomo sin dalla preistoria e fu un centro dell’età nuragica come dimostrano le necropoli a domus de janas di epoca neolitica di S’Unighedda, e numerosi nuraghe dell’età del Bronzo, tra cui il nuraghe Costa (o Sa Reggia), all’interno del bosco di Foresta Burgos.

Durante il medioevo appartenne al Giudicato di Torres e fece parte della curatoria del Gocéano, detta anche di Anela. Fu un centro molto importante, protetto da un castello eretto nel 1129 dal giudice Gonario II di Torres del quale oggi rimangono i resti delle tre mura di cinta che lo difendevano, una cisterna nel cortile, e al centro una torre principale alta 10 metri. Posto in cima a un picco granitico ai piedi del versante sudoccidentale del Monte Rasu, a 647 metri sul livello del mare è visibile anche da grande distanza. La struttura ha una pianta irregolare allungata, articolata in una cinta muraria a “U”, che comprende una torre a pianta quadrata, alta circa 16 metri e articolata su due piani. Nel cortile interno si affacciavano diversi ambienti dall’incerta funzione, come incerto è l’utilizzo delle strutture a nord della torre (forse alloggi per le truppe e la servitù). Un ambiente sotterraneo è stato identificato come cisterna, non molto ampia e voltata a botte, intonacata al suo interno.

Nel corso della guerra tra il giudice di Torres Costantino II e e il giudice di Cagliari Guglielmo di Massa (XII secolo) il castello fu espugnato da quest’ultimo, che fece prigioniera Prunisinda, moglie di Costantino. Il castello tornò successivamente sotto il potere di Costantino, e nel XIII secolo vi dimorò la giudicessa Adelasia (ultima sovrana del giudicato di Torres) dopo il suo infelice matrimonio col re Enzo, figlio di Federico II di Svevia.

Nella nuova dimora ella scelse, per abitarvi, le camere più alte, e fin dal primo giorno s’affacciò alla finestra dalla quale meglio si dominava la strada che dal castello scendeva alle terre del Goceano e si perdeva attraverso le valli del Logudoro

Grazia Deledda

Alcuni anni dopo la morte di Adelasia (1259) il castello e il borgo passarono sotto il dominio prima dei Doria e poi del giudicato di Arborea. Per tutto il corso della guerra tra Arborea e Aragona (XIV secolo) il castello e il borgo restarono una roccaforte arborense. Nel 1410 passò al marchese di Oristano Leonardo Cubello, conte del Gocéano, insieme alle altre ville della vecchia curatoria. Nel 1478, con la guerra tra il viceré aragonese Carroz e il marchese di Oristano Leonardo Alagon, Burgos col suo castello divennero un baluardo di quest’ultimo. Dopo la sconfitta dell’Alagon nel 1479, passò agli aragonesi, affidato al capitano Angelo Marongiu di Sassari. Burgos rimase incorporato nella contea del Gocéano, e venne riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

 

BURGOS OGGI

Al centro del paese di Burgos, in una casa padronale della fine dell’Ottocento, articolata su tre piani, è ospitato il Museo dei Castelli di Sardegna, che accoglie mostre temporanee sul tema dei castelli ed espone carte tematiche con le torri costiere di età spagnola ed una ricostruzione della vita contadina. Sono inoltre presenti una mostra di foto antiche e recenti che hanno per soggetto i castelli e una sala multimediale che permette una lettura storica dei circa cento castelli in Sardegna.

Tra le tradizioni del comune di Burgos, meritano sicuramente attenzione le sue delizie enogastronomiche. Tra i dolci, in particolare preparati in onore di S. Antonio Abate, a metà gennaio, si ricordano “sas tiliccas”, “sas cozzulas” e “sas copulettas”, un misto di semola, mosto cotto e scorza d’arancia.

Il pane quotidiano è invece, ancora oggi, “su pane ‘e fresa”, sfoglia preparata con farina di grano duro, lievito, sale ed acqua, che, per la sua lunghissima conservazione, poteva facilmente essere portato appresso dai pastori nelle loro lunghe peregrinazioni al seguito delle greggi.

 

DINTORNI

Nei dintorni del paese, a metà strada tra Burgos e Bono si trova l’area verde della frazione Foresta Burgos, zona molto curata e varia di rimboschimento, meta apprezzata da turisti e abitanti della zona all’interno della quale si possono visitare il bel nuraghe Su Fraile e i resti delle antiche e magnifiche foreste costituite da roverelle e lecci (oltre a conifere, querce, sughere, cedri e qualche castagno isolato) ben adattate al clima fresco e umido dalle quali, la frazione, prende il nome. Nel bosco, sono numerosi i piccoli cinghiali sardi, il picchio rosso e la martora. Nuraghi, domus de janas, tombe di giganti e l’evidenza di insediamenti umani sin dai tempi preistorici completano il quadro storico di un’area con una concentrazione di monumenti archeologici pari a 1,3 chilometri quadrati (Tilocca, 2002).

Qui l’Istituto di Incremento Ippico con sede ad Ozieri ha sviluppato l’importante allevamento dell’asinello sardo, dell’asinello bianco dell’Asinara (considerato una forma di albinismo incompleto) e della pregiata razza di cavalli denominata anglo-arabo-sarda per conto della Regione Sardegna. Si alleva inoltre il pony sardo, denominato Giarab, perché nato dall’incrocio tra fattrici della Giara e stalloni arabi.

COME ARRIVARE

GALLERIA